La Fontana del Moro, storie di Papi e di Tritoni

di Alberto Manodori Sagredo

Fu nel 1574 che iniziò la costruzione delle due fontane laterali di piazza Navona, alimentate dall’Acqua Vergine: quella meridionale, detta Fontana del Moro, e quella settentrionale, detta Fontana dei Calderari e, dal secolo XIX, denominata Fontana del Nettuno.

Il progettista fu Giacomo Della Porta. Inventò due grandi vasche, di forma ovale mistilinea, in marmo portasanta, poggiate su due gradini, sulle quali sistemò quattro maschere grottesche con delfini e conchiglia.

All’interno della vasca della Fontana del Moro sistemò quattro Tritoni che soffiano in due conchiglie, come in un doppio flauto, dalle quali esce un getto d’acqua.

Gli autori delle statue dei Tritoni furono Simone Moschino, Taddeo Landini, Egidio Della Rivera de Malines e Giacomo Silla Longhi.

Al centro della stessa vasca c’era una scogliera, da cui usciva uno zampillo verticale. Ma nel 1652 il pontefice Innocenzo X incaricò Gian Lorenzo Bernini di sovrintendere alle fontane di Roma e di provvedere a una più artistica sistemazione della fontana meridionale di piazza Navona, poiché su quella si aprivano le finestre del palazzo della sua famiglia, eretto su progetto di Girolamo Rainaldi pochi anni prima.

Fu così che Bernini eliminò i gradini su cui era poggiata la bella vasca e realizzò una seconda vasca di marmo pavonazzetto, contenente la prima.

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Poi lo stesso Bernini disegnò un gruppo di tre delfini – che fece scolpire ad Angelo Vannelli – sorreggenti una grande conchiglia: il gruppo scultoreo andò a sostituire la originaria scogliera al centro della vasca.

Ma al pontefice Innocenzo X quel gruppo marino non piacque e ne dispose la rimozione, regalandolo alla sua potente cognata Donna Olimpia Maidalchini, che lo trasferì nella sua grande villa extraurbana, dove nel Settecento fu di nuovo adoperato come centro di fontana.

Bernini allora dovette inventare una diversa immagine per il centro della fontana meridionale e pensò a un grande gruppo scultoreo raffigurante un Tritone che, stando su una gigantesca conchiglia, costringe tra le gambe e afferra per la coda un delfino che invano si dimena.

Il gruppo, disegnato da Bernini, fu scolpito da Giannatonio Mari, che seppe restituire la vivacità della tensione muscolare nell’artistica torsione del corpo vigoroso del Tritone, con i capelli agitati dal vento.

Le fattezze del Tritone richiamavano alla mente dei più quelle dei popoli africani così che, presto, la statua fu dapprima detta “dell’Etiope” e infine “del Moro”, nome che si estese a tutta la fontana.

Nel 1874 le statue dei quattro Tritoni minori e le maschere grottesche si presentavano oltremodo consunte. Allora il Comune di Roma decise di sostituirle con altrettante copie fedeli, che furono realizzate da Luigi Amici. Gli originali finivano a Villa Borghese e qui restarono esposti alle intemperie. Solo recentemente il museo di Roma ha provveduto a una loro migliore conservazione.

La Fontana del Moro entrò poi nel costume romano in occasione del cosiddetto “lago della piazza”, quando le bocchette della vasca venivano chiuse, consentendo all’acqua di fuoriuscire e allagare la parte bassa di piazza Navona. Tale evento era molto atteso dai romani d’ogni ceto perché, nelle più calde giornate estive, avrebbero potuto rinfrescarsi in quell’originale specchio lacustre.

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July 5, 2018

La Fontana del Moro, storie di Papi e di Tritoni

Roma
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