La Fontana dei Quattro Fiumi a Roma

La voce popolare vuole che la statua raffigurante il Rio della Plata, una delle quattro della Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, levi in alto il braccio destro nel gesto istintivo di ripararsi dall’annunciato crollo della bella chiesa di Sant’Agnese in Agone, che sorge, con i suoi due campanili e la bella cupola, a pochi metri dalla scultura.

In realtà la fontana, con le sue statue, le grandi rocce e l’obelisco, fu eretta nel 1651, quando la chiesa ancora non era stata edificata. Lo fu a partire dal 1652. La spiegazione della leggenda risiede nella rivalità, più che documentata, tra l’autore della fontana, il celeberrimo Gian Lorenzo Bernini, e quello della chiesa, il grande architetto Francesco Borromini, sicché l’interpretazione errata del gesto del Rio della Plata vorrebbe esprimere la convinzione del Bernini che l’edificio sacro progettato da Borromini sarebbe presto crollato, mettendo in pericolo la stessa monumentale fontana.

La fontana dei Quattro Fiumi cela invece, a chi non ne è esperto, una serie di significati, che Bernini riunì come momenti di un discorso tanto celebrativo quanto legato ai programmi della evangelizzazione del mondo, messi in atto dalla cosiddetta Controriforma, cui parteciparono alcuni dei maggiori uomini di fede, poi canonizzati, della fine del Cinquecento e dei primi del Seicento, come san Filippo Neri e Sant’Ignazio di Loyola con i suoi gesuiti.

Innanzitutto la piazza era, in quegli anni, sotto il patronato della famiglia di papa Innocenzo X, i Doria Pamphilj, e la cognata del Papa, Donna Olimpia Maidalchini, aveva voluto donare alla fontana del mercato, che si teneva nella stessa piazza ogni giorno dal 1477, disegnata da Giacomo Della Porta e voluta da papa Gregorio XIII nel 1576, una statua raffigurante un etiope, detto il Moro, che lotta con un delfino, disegnata da Gian Lorenzo Bernini e scolpita da Giovanni Antonio Mari.

Un’altra bella fontana a grande vasca polilobata, sempre di Giacomo Della Porta, era stata eretta anch’essa nel 1576. Le due fontane contribuivano nello stesso tempo al decoro della piazza e alle necessità igieniche del mercato. Quando vi giunsero i Doria Pamphilj, costruendo il maestoso palazzo e la bella chiesa, si decise di porre al centro della piazza una fontana monumentale che facesse di tutta l’area, corrispondente a quella dell’antico Stadio voluto dall’imperatore Domiziano, uno spazio ammirabile e teatrale, capace di suscitare, se vi si fosse entrati dalle strette e ombrose stradine che vi giungono, la penetrante emozione della meraviglia.

Così la Fontana dei Quattro Fiumi spicca al centro della piazza, di fronte alla chiesa, come a indicarne la presenza e la devozione che la stessa richiede essendo memoria del martirio di sant’Agnese, nel cui ricordo si confezionano ancora oggi i palli vescovili.

La Fontana è formata da uno svettante obelisco, recuperato per volere di Innocenzo X, nei ruderi del Circo di Massenzio, lungo la via Appia. L’obelisco è in realtà una sorta di copia d’età romana su granito originale egizio, che, prima d’essere portato nel Circo, doveva trovarsi o nello stesso Stadio o nell’Iseo Campense, visto che fu realizzato, come ricorda l’iscrizione geroglifica, sotto Domiziano, l’imperatore al quale si devono i due suddetti monumenti.

Sulla punta dell’obelisco, su quello che era il “piramidion”, sta una colomba con un ramoscello d’ulivo nel becco. La colomba con l’ulivo nel becco è uno degli elementi araldici dello stemma dei Doria Pamphilj: infatti sta sulla facciata della prospiciente chiesa borrominiana, sui campanili, sulla cupola e sulla cancellata come sullo stemma della famiglia che è apposto sulla chiesa insieme a quello del cardinale titolare e a quello del pontefice regnante, perché la chiesa di Sant’Agnese è ancora oggi proprietà della famiglia Doria Pamphilj.

Contemporaneamente la stessa colomba, oltre a richiamare la presenza della famiglia del Papa, ricorda quella che Noè vide rientrare nell’arca con un ramoscello d’ulivo, segno che la furia del diluvio s’era placata e che la natura era tornata a fiorire: era tempo di sbarcare e ripopolare la terra.

Ma ancora la colomba, come ricordato nel Nuovo Testamento, è la forma assunta dallo Spirito Santo nel Battesimo di Cristo e ricorre innumerevoli volte nell’iconografia dell’arte nelle scene dell’Annunciazione di Maria.

Simbolo famigliare, segno della pace tra Dio e l’uomo e infine dello Spirito Santo, la cui sapienza infinita illumina la fede dei credenti («Veni, Sancte Spiritus»). Ma come discende la sapienza di Dio/Spirito Santo verso l’uomo? Ovviamente dall’alto verso il basso; e con quale linguaggio? Certo misterioso, segreto, del tutto spirituale, indecifrabile razionalmente ma potente e illuminate nel fondo dell’anima. Ecco che l’obelisco, forma simbolica dell’asse dei raggi del sole, che lega il cielo alla terra, diventa così metafora del percorso di discesa dello Spirito Santo nel mondo degli uomini, Lui che sa dove e da chi andare, come nella Pentecoste.

E sull’obelisco i geroglifici ricordano che il messaggio dello Spirito Santo è incomprensibile tramite la vista, indecifrabile proprio come lo erano gli stessi geroglifici nel secolo XVII.

Al termine della santa discesa c’è il mondo degli uomini, sparsi sui quattro continenti (nel secolo XVII il quinto, l’Australia, non era ancora conosciuto in Europa), e quei continenti sono rappresentati dalle statue dei Quattro Fiumi, disegnate da Bernini e scolpite dai suoi allievi, una per ciascuno degli stessi continenti: il Danubio (opera di Antonio Raggi), con la corona d’alloro (cioè laureato), per l’Europa; il Nilo (di Giacomo Antonio Fancelli), con la testa avvolta in un panno a significare che non se ne conoscevano le sorgenti, per l’Africa; il Gange (di Claude Poussin) rappresentante l’Asia; e il Rio della Plata (di Francesco Baratta), con una giarrettiera a una gamba, a figurare l’America.

Allora appare chiaro che la Sapienza di Dio scende a illuminare i popoli dei quattro continenti, cioè l’intero mondo. E quale forma prende la stessa Sapienza nell’andare incontro all’uomo se non quella del messaggio della salvezza annunciato da Cristo? E questo messaggio non si manifesta la prima volta nei Vangeli nel momento del Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano? Ecco allora scorrere e correre sulle gigantesche rocce del mondo l’acqua della fontana, che allude all’acqua battesimale, all’acqua di cui Roma, la città del Vicario di Cristo e successore di Pietro, abbonda, perché Roma è il centro del messaggio della salvezza, nella Chiesa cattolica apostolica romana.

E la fede che nasce dal Battesimo, illuminata dallo Spirito Santo, doma le passioni, rappresentate dal cavallo che scalpita in un arco delle rocce ed è, nel contempo, forte come il leone che s’abbevera all’acqua della vasca, mentre animali fantastici delle profondità del mare aprono le fauci e fungono da chiusini per far defluire l’acqua della fontana.

Sulle rocce intanto sta, leggero come una nuvola, scolpito nel bianco marmo, lo stemma del papa Innocenzo X, che è lo stesso della sua famiglia, sormontato dalle Sante Chiavi e dalla corona del Triregno, perché il magistero della fede su questa terra è affidato al successore di Pietro, il sommo pontefice.

Alberto Manodori Sagredo

Photos via:
nicholasjv.blogspot.it/2012/12/art-sunday-bernini.html stephendanko.com/blog/15222 www.arte.it/opera/fontana-dei-fiumi-313 www.atlantedellarteitaliana.it/artwork-3603.html www.marcopolo.de/reisefuehrer-tipps/rom/fontana-dei-quattro-fiumi-poi-115009574.html www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com/2011/03/la-fontana-dei-quattro-fiumi-roma-1651.html

December 14, 2013

La Fontana dei Quattro Fiumi a Roma

Roma
Piazza Navona