La Cripta delle Repentite di Palermo e una tassa benedetta

Cripta delle Repentite, Palermo

Erano chiamate “Repentite” e vivevano in un monastero tutto loro nel cuore di Palermo, il Convento delle Repentite per l’appunto. La curiosa parola deriva dall’espressione “ree pentite”, e in antico italiano indicava le prostitute convertite alla vita monastica.

Nel monastero cinquecentesco – nome ufficiale: Convento di Santa Maria la Grazia – c’era una cripta, tornata alla luce una decina di anni fa mentre si svolgevano lavori di manutenzione dei locali che oggi ospitano dipartimenti universitari. Tra le altre cose, sono stati ritrovati uno stupendo altare del XVII secolo decorato con mattonelle di maiolica colorata che rappresentano probabilmente san Francesco e santa Chiara; il sepolcro delle madre badessa e alcuni crocifissi.

Le ospiti del convento erano mantenute da prostitute ancora in attività, le quali, per un decreto del Senato palermitano, dovevano pagare un’imposta in cambio del diritto di vestirsi come “donne dabbene” (le cortigiane dell’epoca erano tenute a indossare una “divisa” per rendersi immediatamente riconoscibili). Quella generosità coatta serviva insomma al sostentamento delle ex colleghe che avevano cambiato vita.

Prima dell’intervento dell’autorità civile, poteva infatti capitare che le vecchie abitudini riprendessero il sopravvento anche in quell’“hortus conclusus”, come si racconta in un’antica cronaca:

Il padre Girolamo Domenecchi operò un gran bene in vantaggio delle povere donne raccolte nel monastero delle Repentite in Palermo. Le quali non altrimenti che fiere in serraglio […], ivi chiuse più dalla forza che dal volere, e stremate di mezzi, avevano rinnovato le dimestiche usanze coi vecchi loro amici. Il padre Domenecchi si adoperò con fervoroso zelo a raddrizzarle sulla buona via.

Ventisette ne furono così tocche nel cuore o così cambiate in tutt’altre, che al dirotto piangere per contrizione o al macerarsi in asprissime penitenze parevano ventisette Maddalene. Provveduto ai bisogni dell’anime, si rivolse egli a sovvenirle altresì in quelli del corpo. E dal viceré ottenne che l’inutile spesa che la città faceva in ogni anno per un lauto desinare il dì del Corpus Domini, si voltasse in elemosina a riparare le necessità di quelle misere abbandonate.

Photos via: ©Luciano Romeo

January 5, 2016

La Cripta delle Repentite di Palermo e una tassa benedetta

Palermo
Via Divisi, 81