La Chimera 175 e il tempo galantuomo

La Chimera 175, prodotta dalla Aermacchi nel 1956, era una moto avveniristica. E, probabilmente, anticipava un po’ troppo i tempi, tanto che le futuristiche soluzioni tecniche ed estetiche che la caratterizzavano recarono un certo nocumento alla sua commercializzazione: per esempio, la carenatura chiusa e il monoammortizzatore nascosto sotto la sella – peculiarità straordinarie per l’epoca – dovettero essere eliminate in un secondo tempo. Il ritorno al doppio ammortizzatore e al motore scoperto ridiede infatti immediatamente fiato alle vendite.

Progettata dal tecnico Alfredo Bianchi e dal designer e pilota Mario Revelli di Beaumont, la Chimera fu presentata nel novembre 1955 all’Esposizione del Ciclo e Motociclo di Milano. Essa proponeva, secondo le parole dello stesso Revelli pronunciate in quell’occasione, «una svelta eleganza di forme, tutte orientate alla leggerezza della dinamica e della penetrazione: è una macchina per l’oggi e per il domani e continuerà ad esserlo su un piano di politica industriale predisposto per mantenere, con l’alto livello tecnico del prodotto, un avanzato allineamento nello styling funzionale. La Chimera dimostra quanto fossero infondate le prevenzioni sulla possibilità di giungere alla perfetta fusione delle esigenze dell’industrial design e quelle diverse dei tecnici meccanici, preoccupati da altre necessità».

In effetti, qualche prevenzione, nel pubblico, in realtà c’era. Quella macchina era per il domani, e non per l’oggi.

Ma il tempo, galantuomo, le avrebbe comunque dato ragione.

January 9, 2014