“Italiani a tavola, 1860-1960”: una bellissima mostra di fotografie a Venezia

1) E. Ragozino ed., "Costumi napoletani-Maccheroni", 1900

di Alberto Manodori Sagredo

Finalmente si va a tavola! Ma come si va a tavola? E perché? O meglio, in quali occasioni e in quali maniere gli italiani nei primi cento anni dell’unità nazionale si sono messi a tavola e come si sono comportati? Erano i pranzi e le cene di tutti i giorni o quelli delle feste tradizionali, religiose o civili? Oppure erano ricorrenze, celebrazioni famigliari, momenti di gioia parentale come nei matrimoni o nei banchetti che seguivano le prime comunioni e le cresime o di lutto? Era cibo preso per strada o nelle campagne, a casa, in trattoria o in un ristorante di lusso, in una caserma o in un collegio?

Lo stare a tavola ha scandito e segnato le abitudini, le tradizioni, i gesti e anche i modi di dire, financo i pensieri dei commensali, come se la tavola, luogo di un rituale pregno di significati, richiedesse comportamenti, atteggiamenti, gesti e parole antichi, che tutti i commensali conoscevano. Tutto questo mondo ha avuto il suo lungo tempo, erede di formule datate, di brindisi e di sorrisi, di auguri e di silenzi, finché, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con il nuovo – e in gran parte sconosciuto – benessere, molto è cambiato nell’uso e nel costume della tavola degli italiani: lentamente, inavvertitamente, progressivamente, inevitabilmente.

I beni di consumo tecnologicamente più moderni, i nuovi orari di lavoro che hanno imprigionato l’intera giornata, le distanze tra casa e luogo di lavoro, coperte dal traffico automobilistico, il cosiddetto tempo libero, la frantumazione della famiglia contadina, patriarcale ma non mononucleare, i modelli seduttivi della pubblicità e del cinema: tutto questo e altro ancora hanno trasformato i modi della tavola degli italiani, non senza aver sconvolto anche gli antichi ricettari e la composizione e successione delle vivande.

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

2) Ezio Vitale, “La Bersagliera”, 1950-1960. La famosa Bersagliera dell’omonimo ristorante napoletano mostra con orgoglio i suoi spaghetti (vermicelli)

A memoria di questa lunga, eppur breve, storia, stanno le pagine di tanti scrittori, i menù stampati per miriadi di diverse occasioni, i ricettari manoscritti di innumerevoli nonne, gli articoli di quotidiani e periodici… Ma soprattutto stanno e immagini fotografiche, e con il XX secolo anche quelle cinematografiche (e oggi quelle televisive e fototelefoniche). I momenti della storia degli italiani a tavola sono fissati in milioni di fotografie, spesso di famosi o ben conosciuti autori, sempre però nell’incalcolabile numero delle fotografie private, amatoriali, con evidenti difetti della ripresa, ma vere, autentiche, specchio dell’identità culturale di un popolo. Sono forse queste fotografie private, di famiglia, meno vere di quelle d’autore o sono, invece, più sincere, più autentiche anche se meno pensate e relativamente simboliche?

Le fotografie di famiglia – corredate da alcune di buoni autori, quando necessarie a rappresentare la sintesi di una realtà culturale – costituiscono la serie degli istanti di infinite storie famigliari, e nella loro semplicità dilettantesca esprimono pienamente la volontà di consegnare alla storia le vicende e i fatti, che solo all’apparenza sembrano anonimi e di scarso valore storico. In realtà le fotografie “povere” sono i testimoni dell’esistenza di un’intera umanità e acquistano maggior valore nell’essere accostate fra loro, affiancate, organizzate, perché solo allora, sorprendentemente, rivelano la storia collettiva, quella degli anonimi, senza la quale non esisterebbe quella dei grandi nomi e dei grandi fatti.

Tutto ciò è il presupposto e l’obiettivo finale della raccolta di immagini fotografiche che costituisce la mostra intitolata, non a caso, “Italiani a tavola”, aperta nella monumentale e raffinata cornice della stupenda Villa Pisani a Stra, in provincia di Venezia. Promossa dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per le Province di Venezia, Padova, Treviso e Belluno, la mostra è organizzata dalla Munus e curata dallo scrivente.

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

3) Anonimo, “Spuntino sotto la Torre dell’Orologio di Piazza San Marco”, 1940. Due amiche mangiano in piedi, ma con gusto, da una ciotolina posta su un piattino, probabilmente acquistata al caffè sotto la Torre dell’Orologio. Sullo sfondo, la Piazzetta dei Leoncini (se ne vede uno) e il Patriarchio. Sulla destra passa un ufficiale del Regio Esercito d’Italia

Si tratta di circa duecento fotografie che presentano l’identità culturale e il volto storico degli italiani a tavola e il loro rapporto con la filiera del cibo (produzione, approvvigionamento, distribuzione) dal 1860 al 1960 circa. Un tempo che ha visto nascere l’Italia moderna e gli italiani, una dittatura, due guerre mondiali, un breve, ma imperdonabile, fenomeno coloniale, e, finalmente, la democrazia.

Si racconta innanzitutto la cucina, il luogo della trasformazione del cibo, secondo preparazioni e cotture tramandate di generazione in generazione, solitamente per via femminile, sicché di madre in figlia hanno viaggiato nel tempo le ricette dei luoghi d’origine delle nonne e delle madri. In tal modo i mariti hanno appreso gusti provenienti da altre regioni, soprattutto quando si sono intensificati i trasferimenti famigliari su territorio nazionale.

Ecco allora l’immagine di una cucina modesta forse, ma quanto mai vera con la pentola sul fornello a legna e carbonella e con la presenza immancabile dei bambini (21).

Segue l’istantanea di un banchetto domestico in occasione di un battesimo, dove sulla tavola stanno due panettoni e bottiglie di vino e la caraffa di un dolce liquore, forse il classico rosolio. La tavola è infatti il luogo del riconoscimento della comune appartenenza ad una famiglia e dei legami interfamigliari, la cui gioia è nell’accogliere, nell’allegria del pranzo, il nuovo nato. Il pranzo, infatti, più della cena è stato per circa un secolo l’appuntamento conviviale di carattere famigliare o amicale, anche perché dopo l’abbondante banchetto s’aveva il tempo della digestione, ma, soprattutto, perché il pranzo conviviale aveva la sua antica ragion d’essere nella luce, quando le candele o l’olio per le lampade erano fin troppo costose, e solo saltuariamente s’accendevano nelle case dei nobili e ricchi.

Il banchetto con il nuovo secolo, quello XX, diviene anche evento sociale e politico, come quello della fot. 15, dove vediamo decine di eleganti signore prender parte ad un pranzo indetto per far conoscere al mondo i diritti della donna, ancora in gran parte ignorati o negati.

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

4) C. Naya, “Pescivendolo ambulante”, 1880. Accanto a un ponte alcune donne si fermano ad acquistare del pesce, sempre presente nella cucina tradizionale di Venezia, da un pescivendolo ambulante che ha appoggiato a terra le sue cassette colme di merce. Da notare il caratteristico scialle veneziano della donna sulla destra

Il pranzo è anche un momento di sollievo dalle fatiche del giorno e nessuno lo sa meglio dei militari impegnati in operazioni di guerra. L’arrivo del rancio, quando la tromba suona “la zuppa l’è cotta!”, è atteso come una pausa che ferma e trattiene il rischio della morte sul campo di battaglia (13).

Quante sono le occasioni di andare a pranzo o a cena fuori, con la famiglia o con gli amici, in trattoria o al ristorante, ce lo dice, per esempio, la fotografia dei membri dell’Associazione “Roma nostra”, costituita da cultori delle tradizioni della città eterna (18).

Ma c’è anche la tavola delle contadine di un lembo d’Italia, riscattato dalla bonifica statale, e tutte stanno davanti ad un sugoso piatto di pasta, tenendo in grembo i loro bambini (19).

È vero poi che ci sono anche le cenette intime, a lume di candela, quelle degli innamorati, che danno al pasto consumato insieme il valore simbolico di un patto d’amore incorruttibile (11).

Si fa festa per un banchetto di compleanno e si spengono le candeline, come fa una giovane ragazza circondata dalle amiche (fot. 80 – 9), ma ogni domenica è festa e gli italiani della benpensante borghesia hanno sempre avuto due appuntamenti nella mattinata domenicale: la Santa Messa e il vassoio di cartone delle paste dolci acquistate in pasticceria e portate a casa, allo stesso modo di chi le porta al banchetto di una Prima Comunione e Cresima (10). Gli italiani si sono spesso ritrovati, come in uno specchio, nei personaggi interpretati dagli attori più nazionali, come per esempio Vittorio De Sica e Sophia Loren. Ecco i due divi che accolgono il piatto italiano più conosciuto al mondo, la pizza napoletana, in una bella foto di Ezio Vitale (8).

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

5) Anonimo, “Caffè a Riva del Carbon”, 1940. Una bella signorina non passa inosservata all’avventore di un caffè della Riva del Carbon. Fa da sfondo il Ponte di Rialto

Non c’è attimo di una vita che dal 1839 (anno dell’invenzione della fotografia) non abbia lasciato tracce di sé in un’immagine fotografica, e se tante sono le fotografie d’autore, quanto mai espressive, incalcolabili sono quelle scattate da milioni di fotografi improvvisati, soprattutto da quando, nel corso del XX secolo, gli apparecchi fotografici sono diventati sempre più maneggevoli, facili da adoperare e poco costosi.

All’inizio del secolo cosiddetto breve appartiene, per esempio, una fotografia come quella che mostra un “giovin signore” alle prese con la nuova moda della sigaretta, a quel tempo cominciava ad essere scambiata per un segno di virilità, seduto al tavolino all’aperto di un caffè. La presenza dei caffè è infatti un carattere della nuova civiltà urbana e quel giovin signore, vi si è accomodato, vestito come la moda del suo tempo comanda! (14). Il mondo dei caffè all’aperto scandirà le ore degli incontri sociali. Ecco un non più giovane signore mentre ammira il passo snello e sicuro di una giovane donna, più modesta ma non meno avvincente Beatrice dei tempi moderni (5).

La strada, quindi, come luogo del cibo, una volta povero e semplice come mostrano i “maccheroni”, portati alla bocca con le mani da due “scugnizzi” napoletani (1).

Il mangiare per strada ha, in Italia, la sua storia e i suoi cibi caratteristici, regione per regione, città per città, ma il turismo, con la sua omologazione dei prodotti alimentari, ha permesso ai turisti del XX secolo e anche a quelli del presente XXI di mangiare in strada, come vediamo fare, già negli anni sulla soglia della Seconda Guerra Mondiale, a due signorine in piazza San Marco a Venezia (3).

Eppure la strada in Italia è stata il palcoscenico del cibo, ha visto passare le donne che andavano e venivano dai forni, dove avevano fatto cuocere il pane preparato in casa (6). Ugualmente l’acciottolato stradale ha risuonato al passaggio dei carri e carretti più tipici e delle loro ruote di legno, cerchiate di ferro, come quelle di questo carretto siciliano, con le fiancate dipinte con scene del teatro dei pupi (7).

La strada non è stata però nella storia alimentare d’Italia soltanto il luogo del transito, ma anche quello del mercato, dove sostavano brevemente gli ambulanti, come il venditore di pesce su una fondamenta veneziana, che porta in giro per la città Serenissima due cassette di pesce (4).

Non mancano, infine, nelle fotografie improvvisate, i riflessi di una storia più grande e ufficiale, talvolta più drammatica. Ecco l’allestimento, di iniziativa privata e personale, di un banco per la Festa dell’Uva promossa dal regime fascista per promuovere i prodotti vinicoli nazionali (20) o, piuttosto, tre momenti del triste mercato detto della “borsa nera”, presente in tutte le città italiane dai giorni dell’occupazione tedesca dell’Italia ai primi anni della nuova Repubblica (22, 23, 24).

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

6) Foto Enit – Roma, “Terracina. Motivo locale. Portatrice di pane”. Una donna passa per una via di Terracina (Roma) portando sulla testa, in sicuro equilibrio, una cesta colma di pani appena sfornati,che riempiono l’aria del loro invitante profumo

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

7) F.lli Alinari, Palermo, “Carretto da vino,1890-1900”. Un caratteristico e tradizionale carretto siciliano, con le fiancate dipinte con le storie dei Paladini di Francia, aspetta sotto il caldo sole palermitano di scaricare il forte e corposo vino di Sicilia

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

8) Ezio Vitale, “Sophia Loren e Vittorio De Sica accolgono, sorridenti, una gustosa pizza napoletana”,1960 ca. Al ristorante “Vesuvio” di Napoli i due grandi artisti stanno per gustare uno dei piatti più famosi d’Italia

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

9) Anonimo, “Festa di compleanno”, 1960 ca. Arriva la torta con le candeline per il compleanno di Carmela. Festa da ballo in casa. Uno dei ragazzi cambia i dischi a 45 giri sul giradischi e gli altri, con le ragazze, ballano. I genitori e i parenti conversano o guardano la tv in una stanza vicina per non disturbare i giovani ma, pur sempre, per tenerli d’occhio

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

10) Anonimo, “Si va a festeggiare una Cresima e Prima Comunione”, 1950 ca. Come alla domenica, ecco una famiglia italiana procedere per strada con i vassoi delle paste dolci in braccio. In questo caso si tratta del rinfresco offerto in onore della bambina, vestita di bianco perché è il giorno della sua Prima Comunione e della Cresima

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

11) Anonimo, “Cena per due”, 1950 ca. Due immagini fissano una cena a lume di candela, colta dal flash dell’autoscatto. I due innamorati siglano con un bacio quanto hanno assaporato a tavola!

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

12) Anonimo, “Beato dopo pranzo”, 1910-1920. Una comoda poltrona, una sedia su cui stendere le gambe e un giornale, ecco un momento di sereno riposo dopo un buon pranzo. Tra poco giungerà, invincibile, un dolcissimo senso d’assopimento!

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

13) Anonimo, “Trieste, 23 maggio 1942”. L’Italia è in guerra e tra poco il cibo mancherà a gran parte della popolazione

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

14) Anonimo, “Uomo con paglietta al caffè”, 1900 ca. Il numero dei bicchieri sul tavolino lascia presumere che chi accompagna il personaggio seduto è lo stesso che lo fotografa. Nel frattempo, con gesto attento e delicato, il protagonista della fotografia si prepara una sigaretta

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

15) Vuillemenot Montabone, “Via Nazionale 188, Roma, convegno di signore a tavola”, 1890-1900. Cappelli alla moda e abiti eleganti contraddistinguono le signore, che si sono riunite per un banchetto in un grande albergo romano per dar vita ad una forte domanda popolare dei diritti civili e politici alle donne. Alcuni uomini, oltre ai camerieri, stanno in piedi alle pareti, solo due siedono, timidamente, al lungo tavolo di centro

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

16) Anonimo, “Pranzo di Battesimo”, 1900 ca. Genitori e nonni guardano incantati verso il nuovo nato. A tavola stanno due panettoni tradizionali e una caraffa di dolce liquore. Sulla sinistra una scultura a busto di donna e due bei ritratti femminili. Sul cappellino della nonna spiccano due ali applicate

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

17) Reid Studio (Paterson, N. J.), “Colazione ai bambini nella cucina di immigrati italiani negli Usa”, 1910 ca. La fotografia fu inviata dalla famiglia emigrata negli USA ai parenti in Italia a dimostrazione del benessere raggiunto

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

18) Anonimo, “Famiglia di Roma Nostra, 1950-1960”. Alle pareti si inneggia al popolo di Roma, poi si vede il disco classico della Coca Cola e un cartello che proibisce la bestemmia e, più in basso, il programma di “Roma Nostra”, una delle tante associazioni che a Roma mantenevano vive le tradizioni della città, fatte di conoscenza dei luoghi, di letteratura in lingua locale e di canzoni, come si vede nella stessa fotografia. Da sempre i “Romanisti” si riuniscono in locali storici o caratteristici, come la trattoria che qui li accoglie

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

19) Anonimo, “Davanti a un piatto di tagliatelle”, 1920-1930. Tagliatelle o fettuccine, le donne contadine con i bambini in braccio stanno per gustare uno dei piatti più classici della tradizione gastronomica italiana, presente tanto nelle città che nei piccoli paesi e nelle campagne, soprattutto nei giorni di festa. L’occasione è promossa dall’assistenza del regime fascista

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

20) Anonimo, “Festa dell’uva”, 1932. Sotto il ritratto di Mussolini, un ristoratore di Via Cola Di Rienzo a Roma ha allestito il suo banco di esposizione dell’uva e del vino dei Castelli Romani, nell’ambito della Sagra dell’Uva promossa dal regime fascista

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

21) Anonimo, “Donne in cucina”, 1910-1920. Le virtù domestiche della donna casalinga e madre sono sottolineate in questa immagine

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

22) Anonimo, “Mercato della borsa nera”. Tre [questa e le due che seguono] rare fotografie di tre “attimi fuggenti” di una delle tante vie d’Italia dove, negli anni difficilissimi tra l’8 settembre del ’43 e la definitiva affermazione delle libertà e dell’ordine repubblicano, si è svolto il cinico mercato detto “borsa nera”, dove prodotti alimentari (farina, olio, latte, uova, pane) non dichiarati, e di cui c’era penuria, venivano venduti a caro prezzo. Poi, improvvisamente, una voce avvertiva: “Piove!”. Era il segnale che bisognava raccogliere la propria merce di contrabbando e fuggire. Arrivava la Polizia!

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

23) Anonimo, “Mercato della borsa nera”

Venezia, mostra "Italiani a tavola, 1860-1960"

24) Anonimo, “Mercato della borsa nera”

La mostra “Italiani a tavola 1860 – 1960. Storia fotografica dell’alimentazione della cucina e della tavola in Italia”, organizzata dalla Società Munus e inaugurata lo scorso 28 marzo al Museo Nazionale di Villa Pisani a Stra (Ve) (via Doge Pisani, 7), sarà visitabile fino al prossimo 31 ottobre nei seguenti orari: fino al 30 settembre dalle 9,00 alle 20,00. Dal 1 al 31 ottobre dalle 9:00 alle 17:00. Chiuso il lunedì.

July 2, 2015

“Italiani a tavola, 1860-1960”: una bellissima mostra di fotografie a Venezia

Stra (Ve)
Museo Nazionale di Villa Pisani, via Doge Pisani, 7
+39 049 502270
+39 041 2719019