IL ROSSINI OPERA FESTIVAL

di Rino Alessi

Pesaro e Rossini battono ogni record e l’edizione numero trentaquattro del Rossini Opera Festival, da sempre faro dell’eccellenza musicale italiana nel mondo, si chiude con numeri record: il botteghino ha registrato circa 17.000 presenze per un incasso di circa 1.123.000 euro. La percentuale di stranieri ha raggiunto il 68%, confermando la capacità del Festival di attrarre un pubblico proveniente da tutti i continenti. Anche il richiamo mediatico è stato forte, più all’estero che in Italia.

Se il maggiore richiamo di Pesaro 2013 è stata la riproposta, in coproduzione con la Fondazione Regio di Torino, di Guillaume Tell, da ricordare per la concertazione appassionata e coinvolgente di Michele Mariotti, per uno spettacolo (Graham Vick, regia, Paul Brown, scene e costumi, Giuseppe Di Iorio, luci, Ron Howell, coreografie), a tratti, discutibile ma anch’esso coinvolgente e leggibile, per la magnifica resa dei complessi stabili del Teatro Comunale di Bologna, partner abituali, e per una compagnia di livello, con Juan Diego Florez ai massimi livelli, ben assecondato da Marina Rebeka, da un gagliardo Nicola Alaimo, dall’autorevole Luca Tittoto promosso ad antagonista tiranno, da Veronica Simeoni, Amanda Forsythe e da uno svettante Celso Albelo, per citarne solo alcuni.

Se, dicevamo, il maggiore richiamo è stata la versione originale di una cattedrale della musica di tutti i tempi, il pubblico ha premiato anche gli atri due titoli in programma. Ma L’Italiana in Algeri secondo Livermore si è rivelata poco italiana e molto figlia della globalizzione, con una direzione distratta e una compagnia non particolarmente memorabile, mentre la ripresa della storica versione Ponnelle, ricordato nell’anniversario della morte dalla regista Sonja Frisell, de L’occasione fa il ladro ha sofferto una direzione poco interessante e si è avvalsa del solo Roberto De Candia, impagabile Parmenione e, in parte, di Paolo Bordogna, Martino, per tenere alto il vessillo rossiniano.

Per il Sovrintendente Gianfranco Mariotti: “Il Festival, nato nel 1980 per riscoprire e restituire al mondo un compositore come Gioachino Rossini, che era allo stesso tempo popolarissimo (chi non conosce la cavatina di Figaro o l’ouverture di Guillaume Tell?) e sconosciuto (gran parte delle sue opere, per lo più serie, erano finite nel dimenticatoio) ” ha compiuto la sua missione.

“Il lavoro svolto assieme alla Fondazione Rossini ha dato il via alla riscoperta dell’intero repertorio operistico di Rossini, in conformità a edizioni critiche realizzate dai musicologi della Fondazione poi messe in scena al Rossini Opera Festival. E’ così stato scoperto un Rossini diverso, non solo autore di opere buffe ma anche di numerosi capolavori seri. Ora che il lavoro di riscoperta è quasi terminato, ne è già cominciato un altro non meno gravoso e stimolante: la restituzione delle opere di Rossini secondo codici espressivi nuovi, più vicini al gusto dei contemporanei.”.

E il futuro? “Il Festival 2014” anticipa Mariotti “proporrà il consueto calendario di due nuove proposte e una ripresa. Le due nuove produzioni sono: Aureliano in Palmira, che sarà eseguito in prima assoluta in edizione critica, con la regia di Mario Martone; Armida, altra opera riscoperta giusto vent’anni fa dal

Rof e presentata in un nuovo allestimento di Luca Ronconi. La ripresa sarà L’inganno felice, che fu già a Pesaro nel 1994 con la regia di Graham Vick.”.

Con il Sovrintendente possiamo affermare che si tratta di tre opere di rarissima esecuzione, che meritano certo un viaggio a Pesaro in nome della bellezza dei luoghi e della musica di Rossini.

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December 15, 2013

IL ROSSINI OPERA FESTIVAL

Pesaro
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