Il Parco archeologico di Posillipo e la villa del cavaliere ingiusto

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È noto che la Villa imperiale di Pausilypon – cuore del Parco archeologico di Posillipo, a Napoli, nel quale sono compresi altri bellissimi siti d’epoca romana, come un teatro, il Palazzo degli Spiriti, il Parco sommerso di Gaiola – fu una delle residenze imperiali di Ottaviano Augusto e dei suoi successori.

Ed è anche noto che l’edificio fu fatto costruire in questa bellissima porzione della costa partenopea dall’equite romano Publio Vedio Pollione, il quale, dopo aver servito l’imperatore, desiderava trascorrere gli ultimi anni della propria vita in un buen retiro degno di questo nome: e in effetti, “Pausilypon” in greco significa “tregua dall’affanno”.

Ma la fama di Pollione – un “self made man” nato liberto e divenuto cavaliere – aveva degli aspetti ambigui, o perlomeno poco chiari. Si diceva, tra l’altro, che non trattasse con umanità i propri schiavi. Cosa nient’affatto commendevole per un uomo che aveva ben conosciuto le asperità della vita servile.

Così si racconta che un giorno, davanti ad Augusto, ospite della villa napoletana, fece gettare in pasto alle murene uno schiavo, “colpevole” di aver involontariamente mandato in frantumi un calice di gran pregio. L’imperatore non gradì per nulla il gesto del cavaliere: mise in salvo lo schiavo e ordinò la distruzione della preziosa raccolta di vetri e ceramiche del padrone di casa.

Pollione implorò il perdono del suo signore, e gli lasciò in eredità non solo la Villa di Posillipo, ma anche quella da lui posseduta a Roma, che Augusto, dopo la morte del ricco liberto, fece radere al suolo per fare spazio alla “Porticus Liviae”, edificata in onore della moglie Livia Drusilla.

Photos via: ©Sandro Quintavalle, ©motumen, ©ALBERTO ADAMI, ©Armando Mancini, ©Fab Loc, ©Viola Castaldo

November 22, 2017