Il Museo Stibbert di Firenze, sogni, armi e Giappone

Firenze, Museo Stibbert

Il Museo Stibbert di Firenze è la realizzazione del sogno di un imprenditore di cittadinanza britannica – ma nato nel 1838 nel capoluogo toscano, dove morì nel 1906 – desideroso di dare una dimora stabile alla vastissima collezione che aveva costruito negli anni: quadri, porcellane, costumi, ma soprattutto armi provenienti da tutto il mondo.

Frederick Stibbert – questo il nome completo del collezionista italo-inglese – realizzò il sogno dopo aver restaurato l’antica Villa Montughi, nella quale sistemò i circa cinquantamila pezzi della sua raccolta, che avrebbe poi lasciato, dopo la propria morte, al Comune di Firenze.

Nel libro “L’arte. Critica e conservazione” (Jaca Book, Milano 1996) si spiega che nella seconda metà dell’Ottocento il collezionismo delle armi fa parte di quel recupero delle arti applicate che trova un grande sviluppo in Europa e di riflesso in Italia. La collezione raccolta da Federico Stibbert nella sua villa di Montughi a Firenze conferma questa tendenza: oltre alle numerose armi occidentali e soprattutto orientali Stibbert colleziona costumi e tessuti, oreficerie e sculture lignee. […] Le armi rientrano così all’interno dello studio e del recupero delle arti applicate e ogni grande museo che presenta accanto alle arti maggiori anche le arti minori cerca di avere un settore dedicato alle armi.

Lo studioso Francesco Civita si è soffermato sulla sezione giapponese del Museo, rilevando come essa sia stata la prima grande collezione di armi, armature ed altre espressioni d’arte dedicata al Giappone nata in Italia, intorno agli inizi del 1870. La Sezione Giapponese è ormai riconosciuta a livello internazionale come una delle più importanti al di fuori del Giappone.

La raccolta nipponica del Museo, continua Civita, è una grande collezione dal punto di vista numerico, quasi duemila opere tra elmi, armature, armi difensive ed offensive, lacche, porcellane, contorni, stampe ed opere pittoriche, ma è anche un’importante collezione perché la qualità dei suoi oggetti è mediamente molto elevata e in numerosi casi anche assolutamente unica.

Frederick Stibbert, volendo iniziare una così importante collezione forse non si era reso perfettamente conto della valenza che la stessa avrebbe poi acquisito negli anni a seguire (“Il rotolo giapponese Bamodoizu”, Gangemi, Roma 2014).

Photos ©Roberto Serrini

January 6, 2016

Il Museo Stibbert di Firenze, sogni, armi e Giappone

Firenze
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