Il Museo Renata Tebaldi, una casa per la “voce d’angelo”

di Rino Alessi

È un omaggio alla bellezza di una voce e all’eccellenza italiana nel canto il neonato Museo Renata Tebaldi di Busseto. Ha sede in provincia di Parma, nella piccola patria verdiana, nelle storiche scuderie appena restaurate della meravigliosa Villa Pallavicino che ospita il Museo Nazionale intitolato al “cigno di Busseto”. Al MRT si possono ammirare le ricchissime testimonianze della vita della più antidiva fra le dive del melodramma, amata e contesa dai più grandi teatri del mondo.
Vi sono esposti costumi e gioielli di scena di Giorgio De Chirico e Alexander Benois, Nicola Benois e Beni Montresor, abiti da concerto e oggetti personali di un prezioso e curatissimo guardaroba, bauli da viaggio e rarissimi documenti, lettere e testimonianze, tra cui quelle di Kennedy, Toscanini, del sindaco di New York Giuliani.

Nata a Pesaro nel 1922 ma parmigiana (di Langhirano) per parte di madre, Renata Tebaldi si formò musicalmente nella città materna e si perfezionò, con la celebre Carmen Melis, al Conservatorio di Pesaro, da cui proveniva il padre.

Tra il 1944, anno in cui (in un’Italia ancora sotto le bombe della seconda guerra mondiale) esordì nel “Mefistofele” di Boito al Sociale di Rovigo, e il 1976, quando si congedò trionfalmente dal suo pubblico alla Carnegie Hall di New York prima, e alla Scala poi, Renata Tebaldi ebbe una carriera luminosa. Nel 1946 era la “voce d’angelo” che Toscanini predilesse e diresse nel concerto per l’inaugurazione del ricostruito Teatro alla Scala. L’anno successivo era Eva nei “Maestri cantori di Norimberga” di Wagner diretti da Serafin per il suo esordio scenico nella sala del Piermarini. Fu subito sulle maggiori ribalte italiane, in particolare al San Carlo di Napoli, ed europee. Nel 1951 si presentò in America del Sud e nacque la rivalità con Maria Callas che la portò, per amore di pace, a scegliere l’esilio americano. La Tebaldi debuttò nel 1955 al Metropolitan di New York (“Otello” accanto a Del Monaco): là, fino al 1973, fu l’incontrastata regina delle programmazioni liriche.

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Il lascito della grande cantante, scomparsa a San Marino nel 2004, conservato dalla testimone di una vita, Ernestina Viganò, è stato destinato dal Comitato Renata Tebaldi, di cui è presidente la signora Giovanna Colombo, a perpetuare la vicenda, artistica e umana, della “voce d’angelo”. Tramontato il progetto di creare nella patria materna “un Castello per la Regina” nel castello di Torrechiara a Langhirano, e su interessamento di Riccardo Muti, molto affezionato alla Tebaldi, il Comune di Busseto ha reso disponibili le Scuderie di Villa Pallavicino per ospitare le attività di un Comitato che si sta erigendo in Fondazione.

In Giovanni Gavazzeni, musicologo e nipote del grande maestro – l’indimenticato Gianandrea Gavazzeni con cui la Tebaldi si ripresentò alla Scala in “Tosca” interrompendo l’esilio americano –, è stata individuata la persona adatta a ordinare nel Museo i tesori del lascito (una sala è dedicata a “Madama Butterfly” personaggio con cui Tebaldi si ripresentò al pubblico nel 1958 a Barcellona dopo la morte della madre) e a coordinare le attività del Comitato. «La parola “museo” può essere terrorizzante», spiega Gavazzeni: «Ho voluto che questo dedicato alla Tebaldi fosse un Museo vivo».

Talmente vivo che il prossimo 31 agosto, tempo permettendo, ha già in programma, nella parte interna del cortile e dell’attiguo giardino di Villa Pallavicino, un concerto dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Zubin Mehta, che seguì la Tebaldi negli anni del Met. A lui sarà conferito per l’occasione il premio “Verdi d’Oro”. In programma brani strumentali da opere che la Tebaldi amò e interpretò di frequente, da “Manon Lescaut” a “La forza del destino”. Puccini e Verdi: gli autori che diedero le ali alla “voce d’angelo”.

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Photos via:

June 30, 2014

Il Museo Renata Tebaldi, una casa per la “voce d’angelo”

Busseto (Pr)
Viale Ziliani, 1
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