Il Gigante di Monterosso e il giovane Montale

Il poeta Eugenio Montale era adolescente quando il Gigante di Monterosso – cittadina ligure in provincia di La Spezia: è una delle meravigliose Cinque Terre – incominciò a prendere lentamente corpo sotto i suoi occhi.

Era il 1910 e il futuro premio Nobel per la Letteratura aveva quattordici anni. Nei pressi della villa in cui trascorreva le vacanze con la famiglia – Villa Montale, appunto –, Giovanni Pàstine, un emigrato ritornato dall’Argentina insieme alla moglie, fece costruire questa gigantesca cariatide raffigurante Nettuno, sulle cui spalle era appoggiata una terrazza a forma di conchiglia.

Il Gigante – quattordici metri d’altezza e 170 tonnellate di peso – prendeva servizio permanente di fronte alla spiaggia di Fegine, ai piedi della Villa Pàstine, il “buen retiro” in stile Liberty di quell’uomo che aveva fatto fortuna nel Nuovo Mondo e che ora era rientrato nel Vecchio per godersi i propri lauti guadagni.

Montale lo vedeva passeggiare sul terrazzo col panama in testa. Aveva lunghi baffi morbidi, il mento sbarbato e portava cravatte vistose e camicie di seta cruda. La moglie scendeva sulla spiaggia per il bagno, verso mezzogiorno, avvolta in un grande accappatoio e protetta da un largo cappello di paglia col sottogola. Nera e formosa non permetteva sguardi indiscreti, e quando si spogliava, nell’unica cabina esistente, era più vestita di prima (E. Montale, “Farfalla di Dinard”, 1956).

Il Gigante di Monterosso – opera in cemento armato realizzata dallo scultore Arrigo Minerbi e dall’architetto Francesco Levacher – sopravviverà alla distruzione di Villa Pàstine avvenuta durante la Seconda guerra mondiale (del fabbricato resta solo una torre).

Sta ancora lì, con tutte le sue mutilazioni, al servizio di un mondo che non c’è più.

©Meg Carriero, ©ely50, ©www.in-italia.se, ©flor

October 20, 2016

Il Gigante di Monterosso e il giovane Montale

Monterosso al Mare (La Spezia), spiaggia di Fegine