Il Caffè Tommaseo, aria di libertà

Si dice che il Caffè Tommaseo, a Trieste, nel 1830 fu acquistato in incognito da Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone e moglie del generale francese Gioacchino Murat, re di Napoli e maresciallo dell’Impero.

È invece senz’altro certo che nei locali di questo bar, tra i più antichi del capoluogo triestino, sostavano banchieri della Borsa, giornalisti della “Favilla” – giornale culturale triestino della prima metà dell’Ottocento –, artisti, avvocati e letterati, tra i quali Stendhal. Una caratteristica, questa, che ha continuato a connotarlo nel tempo, visto che tra gli ospiti abituali sono annoverati, tra gli altri, James Joyce, Italo Svevo, Franz Kafka.

Possiamo quindi continuare a chiamarlo come lo si chiamava un tempo, con un pizzico di ironia: “La conventicola dei dotti”. Ma anche “dei patrioti”, visto che deve il proprio nome a Niccolò Tommaseo, eroe della breve ed eroica Repubblica di San Marco (1848-1849), esule a Corfù e autore del “Dizionario della Lingua Italiana”, il più importante vocabolario prodotto durante il Risorgimento.

«Da questo Caffè Tommaseo», si legge nella lapide fatta apporre dall’Istituto nazionale per la storia del Risorgimento, «nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana».

Ristrutturato nel 1830 dall’appassionato d’arte padovano Tomaso Marcato e modificato in alcune parti nel corso degli anni, il Tommaseo è stato restaurato e rinnovato nel 1997 prendendo ispirazione dallo stile tradizionale dei caffè viennesi.

Tra cimeli risorgimentali e autografi letterari, qui ci si respira ancora quell’antica e sempre nuova aria di libertà

Photos via:

December 16, 2013

Il Caffè Tommaseo, aria di libertà

Trieste
Piazza Tommaseo, 4/c
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+39 040 372 5623