Il Caffè Pedrocchi, cuore di Padova

Nel Caffè Pedrocchi, a Padova, c’è un proiettile conficcato in una parete. Fu sparato da un soldato austroungarico nel febbraio 1848, durante una rivolta contro i dominatori asburgici.

Questo “caffè senza porte” – così definito perché, fino al 1916, era aperto ventiquattr’ore su ventiquattro – è stato il ritrovo di patrioti che hanno dato inizio ai moti risorgimentali.

E non solo. Nelle sale dell’edificio neoclassico – realizzato fra il 1831 e il 1842 dall’architetto Giuseppe Jappelli su commissione del bergamasco Antonio Pedrocchi – si sono dati appuntamento per anni studenti universitari, direttori e redattori di giornali letterari e umoristici, docenti dell’Ateneo padovano e uomini politici.

Il Caffè è sempre stato, come si legge su un numero del 1905 della “Lettura” – supplemento del “Corriere della Sera” – il luogo in cui «ogni affare, ogni movimento della vita quotidiana si ripercuote e si svolge […] Ad esso convengono sia i minuti pettegolezzi della cronaca mondana, sia i grandi negoziati che spostano e agitano terre e agricoltori, sia le ultime questioni politiche e, nei momenti di crisi, le idee audaci e le audacissime decisioni […] Al Pedrocchi ciascuno dei tavoli ha raccolto i pensieri più disparati, e le gioie e le miserie umane, le più piccole e le più grandi».

Qui pulsa ancora il cuore di Padova.

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December 18, 2013

Il Caffè Pedrocchi, cuore di Padova

Padova
Via VIII Febbraio, 15
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