I “Ricordi” di Giuseppe Verdi

di Rino Alessi

Giuseppe Verdi, un nome e un cognome come tanti, fra quelli più comuni in Italia, che la musica di un catalogo operistico forte di trentadue titoli, ha reso il musicista più rappresentato al mondo dall’Ottocento a oggi. Un simbolo, inequivocabile, dell’eccellenza musicale del Bel Paese.

La produzione teatrale del cosiddetto “cigno di Busseto”, nato alle ore 20 del 10 ottobre 1813 nel villaggio delle Roncole, a pochi chilometri dal capoluogo, Busseto, in provincia di Parma, ha avuto costante fortuna a livello di pubblico, ma ha attraversato differenti vicende nella cultura.

Le sue opere furono rappresentate fra il novembre 1839 (Oberto, conte di San Bonifacio) e il febbraio 1893 (Falstaff), entrambe alla Scala, ed entrambe edite da Ricordi, altri due simboli dell’eccellenza musicale “made in Italy”. Ebbero immediatamente il favore dei grandi teatri italiani. All’estero e specialmente nei primi due decenni seguiti alla morte del musicista (Milano, 1901) i suoi nemici aumentarono: erano i wagneriani, i debussysti, gli straussiani, i cultori della musica sinfonica e da camera, in antitesi al melodramma. Eppure il melodramma è Verdi e i sentimenti estremi che le sue opere scatenano.

Aida, il primo titolo di questa bella raccolta di spartiti Ricordi d’epoca, si associa immediatamente, oltre che a quello della Scala, al nome di un altro palcoscenico dell’eccellenza italiana: l’Arena di Verona. Aida ha inaugurato la stagione areniana del centenario che si festeggia quest’anno, nel bicentenario della nascita di Verdi, e Aida sarà il titolo verdiano forte della stagione 2013/2014 dell’Opéra National di Parigi nella grande sala della Bastille. La Traviata di ambientazione e ispirazione parigina inaugurerà invece la stagione della Scala, il prossimo 7 dicembre. Don Carlo è appena stato rappresentato al Festival di Salisburgo dove era in cartellone anche Falstaff nel nuovo allestimento di Damiano Michieletto. Questa è l’epoca del regista. E di vaglia ce ne sono parecchi in piena attività. Lorenzo Mariani ripresenta alla Fenice Il trovatore dove è appena riapparsa La Traviata secondo Robert Carsen, mentre nel Cortile di Palazzo Ducale si è ripresa l’usanza di mettere in scenaOtelloRigoletto è in programma un po’ dappertutto. E poi c’è Macbeth molto frequente nell’anno verdiano e prossimamente in programma a Klagenfurt messo in scena da Cesare Lievi. Ultima, perché tutti dicono porti sfortuna, è La forza del destino rappresentata di recente all’Opéra de Wallonie di Liegi, culla del repertorio italiano nel Belgio francofono.

December 15, 2013