I “Cellotex” di Burri, “dermatologo dell’arte”

“Cellotex” di Alberto Burri

Ecco i “Cellotex” di Alberto Burri (1915-1995), artista della materia.

Dopo aver lavorato sui sacchi, sui ferri, sull’argilla, sui legni e sulle plastiche bruciate, a partire dagli anni Settanta Burri prende in mano l’impasto di segatura di legno e colla di cui fino ad allora si era servito come supporto per le proprie opere, un materiale industriale di norma usato come isolante in edilizia. Lo scava, lo incide e lo mostra al pubblico per la prima volta nel 1975.

Spiega lo storico dell’arte Francesco Bonami: Alberto Burri, nato a Città di Castello nel 1915, laureato in medicina nel 1940, decide, in prigionia, di diventare un artista. Inizia a fare arte con quello che il Guantanamo Bay di allora offre. Non sacchi della spazzatura di plastica, ma sacchi di iuta. Così, il nostro medico inaugura la sua nuova carriera. Non si fermerà più. I suoi lavori diventeranno dettagli di un universo più grande, che si espande oltre i confini della sua immaginazione.

Non parlerà mai di cose ma di materia. Il grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan scriveva che quando si guarda un Burri non si guarda un Morandi. […] Nel senso che Morandi guarda le bottiglie, Burri il vetro. Da medico, controlla la superficie, la pelle, i pori, il pelo, come un dermatologo dell’arte (“Si crede Picasso: come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è”, Mondadori, Milano 2010).

December 8, 2015