I carretti dei gelati: ricordi in bianco e nero

Carretto dei gelati - ice cream carts

Lo storico tedesco Joachim Fest, nel suo libro “In controluce. Un viaggio in Italia”, ricorda l’incontro a Siracusa, all’inizio degli anni Ottanta del Novecento, con un gelataio ambulante e con il suo grido “Gelati!” che echeggiava di continuo nella piazza. Un grido nel quale l’uomo inseriva artistiche infiorettature che a volte trapassavano nel falsetto… Prelevava il gelato da tre recipienti coperti da alte cappe coniche… Solo di fronte a certi inopinati incontri ci rendiamo conto di tutto ciò che, senza sentirne minimamente la mancanza, è sparito dall’immagine delle città.

In effetti, ormai i carretti dei gelati non si vedono quasi più per le strade delle metropoli italiane ed europee. Erano uno dei tanti simboli del “made in Italy” esportati all’estero anche a causa dell’emigrazione italiana a cavallo fra XIX e XX secolo, che vide innumerevoli espatriati dal Bel Paese impiegati nelle miniere della Lorena e del Lussemburgo, nella costruzione di strade ferrate, di ponti e porti dalla Scozia alla Siberia, nelle piantagioni di caffè del Brasile, nei vigneti del Nord Africa, e, per l’appunto nel commercio ambulante dei gelati… a New York, per citare lo studioso britannico Denis Mack Smith.

Il giornalista e scrittore romano Mario Pirani, ricordando le vacanze che da bambino trascorreva in Versilia, ha raccontato: Periodicamente passavano venditori ambulanti provenienti dall’entroterra, taluni con tovagliame di lino ricamato che squadernavano sulla rena con delizia massima per le signore… Il richiamo più amato era, però, quello del gelataio, che spingeva un carrettino bianco a forma di cigno lungo il bordo del mare, lanciandoci con suasione il grido: “Gelati! Veneta! Sette qualità!” (scopersi poi che quel misterioso “veneta” stava a indicare una rinomata gelateria della vicina Fiumetto).

Eccoli, gli antichi carretti delle delizie.

July 12, 2017