“I 1000 volti di Lombroso”: antropologia e fisiognomica criminale in mostra a Torino

di Barbara Palladino

E’ stata inaugurata il 25 settembre e resterà aperta fino al 6 gennaio 2020 presso il Museo del Cinema di Torino la mostra “I 1000 volti di Lombroso“, che presenta al pubblico, per la prima volta, una selezione di immagini del fondo fotografico dell’Archivio del Museo di Antropologia criminale “Cesare Lombroso” dell’Università di Torino, in parte restaurate per l’occasione.
Cesare Lombroso fu medico, sociologo, antropologo, filosofo e giurista e da molti definito come il padre della moderna criminologia e fondatore dell’antropologia criminale. Tutto il suo lavoro fu enormemente influenzato dalla fisiognomica e dal darwinismo sociale, tanto che uno dei punti cardine del pensiero lombrosiano consisteva nell’attribuire alla nascita l’origine del comportamento criminale. L’individuo che commetteva illeciti era per l’antropologo “fisicamente differente” dall’uomo “normale” in quanto portatore di anomalie ed atavismi che determinavano attitudini socialmente devianti.

Tra il 1860 e il 1909 Lombroso catalogò una imponente mole di materiale fotografico che documentava il mondo criminale e della psichiatria. Questo fu possibile grazie ad una fitta rete di relazioni con medici legali, criminologi e psichiatri. Il suo pensiero indagava le relazioni tra la fotografia e il ruolo sociale della scienza tra il finire del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.

La mostra “I 1000 volti di Lombroso” si articola in quattro sezioni. La parte introduttiva è dedicata ai ritratti dei malati psichiatrici e all’antropologia criminale. Lombroso studiò il volto umano ed altre “forme di evidenza” sui corpi dei delinquenti, come i tatuaggi. Questi ultimi erano per lui simili per scopo e semantica a quelli delle popolazioni primitive. Ciò lo portò a sviluppare la sua teoria sul “delinquente atavico“: un “moderno selvaggio” riconoscibile da alcune caratteristiche fisiche.
Nella seconda sezione, dedicata a brigantaggio, delitto politico e criminalità minorile, sono esposti alcuni ritratti di anarchici e rivoluzionari. La terza parte è dedicata alla “donna delinquente“, mentre l’ultima a criminologia, razzismo e omosessualità. La mostra si conclude con un’ultima area sulla fotografia segnaletica e la Polizia Scientifica, dove sono esposti non solo ritratti di criminali, ma anche schede segnaletiche e impronte digitali. Nel 1886 Lombroso fece introdurre in Italia i metodi fotografici uniti alle scienze per un utilizzo in ambito poliziesco. A lui si unì Salvatore Ottolenghi, che divenne poi il primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche.

“I 1000 volti di Lombroso” ci introduce dunque a una galleria imponente di facce e storie, che raccontano l’emarginazione, la malattia mentale, la criminalità e la rivoluzione sociale tramite un esercito silenzioso di sguardi che osservano, a loro volta osservati, la caducità della natura umana.
Museo Nazionale del Cinema
Mole Antonelliana
Via Montebello, 20
10124 Torino  
Tel.: 011 813 8564
www.museocinema.it

October 11, 2019