Grado Plato: understatement e qualità

Birrificio artigianale Gtado Plato, Chieri, (To)

Sergio Ormea, l’inventore del Birrificio Pub Grado Plato di Chieri (To), ci racconta che il suo inizio come birraio casalingo avvenne in modo “temerario”, ai tempi in cui internet ancora non esisteva ed era molto complicato reperire informazioni tecniche affidabili. «Acquistai presso un mulino un sacco da cinquanta chili di orzo distico, feci la maltatura di una parte di esso nel mio garage e realizzai la mia prima birra».

Con apprezzabile understatement, Ormea ci spiega anche che il successo fra gli amici di quella pioneristica produzione va ascritto alla «classica fortuna del dilettante». Naturalmente continuò negli esperimenti, costruì e modificò vari marchingegni per maltare l’orzo, con i quali produsse anche del whisky: «Dai miei traffici misteriosi scaturiva spesso una coltre di fumo che ristagnava nelle autorimesse condominiali… Ma le lamentele dei vicini furono prontamente sedate sul nascere da leggendarie bevute collettive. In quel periodo ebbi anche la certezza dell’amore incondizionato di mia moglie. La mia passione è nata così, dalla manualità e dal piacere di poter padroneggiare l’intero processo produttivo».

Poi, nel 2003, ecco nascere a Chieri, come brewpub, il Birrificio Grado Plato. Tutta la produzione iniziale è dedicata al consumo del locale, ma con l’andar del tempo le tipologie di birra si moltiplicano e si rende quindi necessaria l’apertura di una nuova sede per la fabbrica. Dal 2009 le infrastrutture si trasferiscono a Montaldo Torinese.

Insomma, un bel po’ di cose sono cambiate dai primi esperimenti di Ormea alchimista birraio. Ma l’entusiasmo è sicuramente lo stesso degli inizi.

Gli abbiamo posto alcune domande.

Quali sono le sue principali “fonti d’ispirazione”?
Le grandi nazioni birrarie cui faccio riferimento, naturalmente con una rivisitazione personale, sono la Germania e la Gran Bretagna. Le mie birre generalmente non sono speziate, mi piace lavorare con la materia prima utilizzando diversi cereali, come l’orzo, il frumento, l’avena, la segale, il riso, il miglio… Mi servo anche di prodotti particolari, come le carrube, le castagne, il miele e il cacao.

Esiste una “filosofia aziendale”?
Beh, miriamo a produrre birre eleganti, di relativamente facile bevibilità nonostante la loro complessità strutturale. E anche nelle nostre creazioni più particolari ed “estreme” cerchiamo sempre l’equilibrio, con percorsi sensoriali che evitino spigolosità troppo accentuate. Siamo molto felici quando ci dicono che le nostre birre hanno una personalità comune e che la nostra mano si riconosce sia in quelle più “semplici” sia in quelle più “complesse”.

Anche il mestiere di birraio è complesso…
Il nostro è un settore non semplice per molti motivi, non ultimo un regime fiscale farraginoso come quello dedicato alla riscossione delle accise. Per fortuna il pubblico italiano, ma anche estero, si dimostra interessato ai nostri prodotti controbilanciando in questo modo lo scoraggiamento causato dagli infiniti obblighi burocratici.

A proposito di pubblico, quanto è diffusa e consistente in Italia la cultura della birra artigianale?
Il consumatore italiano medio è sempre meno irreggimentato dal marketing delle grandi multinazionali, è curioso, vuole provare birre particolari, diverse dalle solite birre fatte con lo stampino e sempre in bella mostra sugli scaffali dei supermercati. L’attenzione verso la birra artigianale è indubbiamente aumentata, ed è sempre più difficile trovare persone che non abbiano mai sentito parlare delle nostre realtà produttive. Certo non si può affermare che la cultura birraria sia molto diffusa: siamo e restiamo un Paese di prevalente tradizione vinicola. È però anche certo che il carattere socializzante della birra, il suo minor contenuto alcolico rispetto al vino e i cambiamenti profondi che la società industriale e postindustriale hanno prodotto nel tessuto sociale, spingono verso un allargamento della cultura birraria.

Quali sono i vostri obiettivi commerciali? Il mercato estero è nei vostri orizzonti?
Non abbiamo l’ambizione di ingrandirci troppo, non vogliamo che i volumi vadano a scapito della qualità. Contiamo molto anche sull’intensificazione della nostra presenza sui mercati esteri. Abbiamo ancora ampi margini di sviluppo, vorremmo ottimizzare la nostra capacità produttiva, quella che ci permette di fare più birra, ma mantenendo sempre la manualità e le tempistiche artigianali. E lì vogliamo fermarci!

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October 24, 2014

Grado Plato: understatement e qualità

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