Gli intrecci sardi: mani, piante e bellezza

Cesto piatto; cesto, ordito in fieno marino e tessitura in rafia, anni Settanta XX sec., collezione Isola, Sassari

A sinistra, cesto piatto; a destra, cesto, ordito in fieno marino e tessitura in rafia, anni Settanta XX sec., collezione Isola, Sassari

Canestri, corbe, cappelli, crivelli, cofanetti, scatole, coperture di bottiglie, gerle, nasse, impagliature per sedie, stuoie… La “cestineria” della Sardegna è un’antica e importantissima tradizione manifatturiera con un ruolo fondamentale nella storia e nella cultura dell’isola. Una tradizione – domestica, portata avanti in special modo dalle donne e inizialmente finalizzata ad autoconsumo in ambito familiare e di vicinato – che purtroppo ha ormai il fiato corto.

Questo settore artigianale, che ha originato significative realtà aziendali nella regione, è in crisi per vari motivi: innanzitutto per la concorrenza dei prodotti esteri e della cestineria meccanica, diffusa molto più capillarmente sul territorio. Poi c’è la questione delle materie prime. Questi magnifici oggetti intrecciati – un tempo necessari per il lavoro della panificazione domestica e, in generale, per la vita quotidiana dei campi, e oggi invece utili solo da un punto di vista estetico – sono realizzati con materie prime naturali attualmente scarseggianti o rigidamente protette.

Ecco un’antologia di bellissimi manufatti – per lo più canestri – prodotti nel XX secolo.

 

Foto via: Aa. Vv., “Intrecci. Storia, linguaggio e innovazione in Sardegna”, Fondazione Banco di Sardegna, Ilisso Edizioni, Nuoro 2011

July 7, 2014

Gli intrecci sardi: mani, piante e bellezza