Fontebranda, a Siena: poesia, tradizione e aria di primavera

Fontebranda, Siena

Fontebranda, a Siena, nella nobile Contrada dell’Oca, è la fonte più grande, e più famosa, della bellissima città toscana.

Scaturigine d’acqua pura, ma anche di poesie, leggende e tradizioni.

Dante la cita nella “Divina Commedia”, in un passaggio dell’“Inferno”, nel canto XXX, dove è descritta la bolgia in cui sono dannati i falsari.

Uno di loro, il fiorentino Mastro Adamo, dice al poeta: Ma s’io vedessi qui l’anima trista / di Guido o d’Alessandro o di lor frate, / per Fonte Branda non darei la vista. Il contraffattore di monete spiega in questo modo a Dante che pur di veder condannate assieme a lui le anime di certi suoi conoscenti, rinuncerebbe alla possibilità di gustare la freschezza dell’acqua della Fonte senese (per Fonte Branda non darei la vista), della quale tesse così un’implicita lode.

Anche lo scrittore Vittorio Alfieri, quasi cinque secoli dopo, la elogia in un sonetto: Fontebranda mi trae meglio la sete, / parmi, che ogn’acqua di città latina.

Non solo versi, ma anche leggende sgorgano dalla polla protetta in una struttura in stile gotico (costruita e rinnovata fra l’XI e il XIII secolo). Come quella secondo cui chi beve di quest’acqua diventa pazzo: Quando si vuol tacciare qualcuno della leggerezza proverbialmente attribuita ai senesi, si usa domandargli se ha “bevuto dell’acqua di Fontebranda”, racconta un’antica cronaca.

Nel rione di Fontebranda nacque santa Caterina da Siena, nel 1347. Ecco un episodio della sua vita riportatoci da tradizioni scritte:

Una notte, durante la preghiera, Caterina ritornò in sé e chiamò urgentemente due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate subito qui a Fontebranda poiché vi è una donna che vuole buttarsi nella vasca. Afferratela e conducetela qui da me”.

Questi andarono e trovarono la donna scapigliata che voleva annegarsi poiché il marito l’aveva scoperta colpevole di infedeltà e voleva ucciderla. Condussero dunque la donna da Caterina che tanto fece con le sue parole di esortazione che il marito la perdonò e lo scandalo fu evitato (“I fioretti di santa Caterina”, Città Nuova, Roma 2008).

Concludiamo con un brano del grande scrittore argentino Julio Cortázar (1914-1984):

Mi ero intrattenuto a lungo nei pressi della Fontebranda, poi salii per una strada, ma in realtà era la strada a farmi salire, io mi lasciavo portare mettendoci a malapena il movimento. Così giunsi alla casa ove abitò santa Caterina da Siena e mi sedetti sulla soglia a riposare, a immaginare, a confrontare. C’era un sole delle dieci del mattino, che a Siena-quella-delle-ombre è più giallo e più azzurro, che rompeva il suolo in fasce brillanti come seconde strade pure, lembi su cui forse solamente una come Caterina Benincasa aveva avuto il diritto di passare.

Siena è silenziosa (tutta l’Italia è silenziosa, le nozioni da “Baedeker” confondono il turismo di mercato con la verità del sito puro) e mi piaceva sentirmi un tutt’uno con questa luce silenziosa, guardando tra le ginocchia la casa della santa, udendo ancora nella memoria il chiocciare della Fontebranda. Allora sopra di me, da una finestra, la voce di una ragazzina cominciò ad accennare (dirlo in altro modo sarebbe da codardi) una canzonetta dolce e vivace a un tempo, in cui la parola primavera saltellava come un coniglio. Lungo la strada vuota, la voce era improvvisamente parte del sole e della santa, Siena cantava il suo presente come per dimostrarmi un contatto con quel che era trascorso, con ciò che io inseguivo quasi disperato per la Toscana (J. Cortázar, “A passeggio con John Keats”, Fazi, Roma 2014).

©Matteo Bimonte, ©Carlotta&Luca ItalyzeMe, ©pigianca

February 15, 2016

Fontebranda, a Siena: poesia, tradizione e aria di primavera

Siena
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