“Eclisse”, luce di filosofi, penombra di ladri

Vico Magistretti si figurò la lampada “Eclisse” mentre era in viaggio sulla metropolitana di Milano. Stava meditando su un passaggio dei “Miserabili” di Victor Hugo, quello in cui appare una «vecchia lanterna cieca, di rame, degna di Diogene divenuto Cartouche».

La fantasia di Hugo mette insieme il più celebre fra i filosofi cinici greci e il più famoso borsaiolo di Parigi del Sei-Settecento. L’immaginazione di Magistretti aggiunge addirittura il firmamento, sotto il quale si consuma la diuturna attività di ricerca dei due eroi – il primo cerca l’uomo, al secondo basta il suo portafogli.

Da questo visionario cortocircuito nasce “Eclisse”, lampada da tavolo a luce diffusa o diretta progettata nel 1965 dal designer milanese (1920-2006) per l’azienda d’arredamento Artemide.

Composta da tre semisfere – calotta esterna fissa, calotta interna mobile e base –, “Eclisse” permette l’oscuramento della fonte di luce, quindi la regolazione del flusso luminoso, mediante lo scorrimento del corpo tondo pieno. Se la fonte di luce viene del tutto coperta, si produce un effetto simile al fenomeno dell’eclissi totale.

La lampada di Magistretti – simbolo, ancora oggi in commercio, del design italiano nel mondo – ha un successo eccezionale: vince il “Compasso d’oro” nel 1967 (l’anno stesso della sua prima produzione e commercializzazione) ed è un’opera tuttora stabilmente ospitata nei più importanti musei del globo (tra i quali il MoMa di New York).

“Eclisse” procura la luce ai filosofi e la penombra ai ladri. E non si spegne mai.

December 17, 2013