Cinque caffè storici amati da artisti e intellettuali

Sul finire del 1700 e gli inizi dell’Ottocento, i caffè erano luoghi di passaggio nei quali si mescolavano intellettuali, borghesi, nobili, ricchi e squattrinati. Tutti in cerca di un momento di ristoro, di un riparo dal freddo o di un luogo dove scambiare idee o cercare ispirazione, come nel caso di artisti e letterati. Il fascino di questi locali, alcuni dei quali rimasti negli anni quasi intatti, è arrivato fino ai giorni nostri, quando bere un espresso è diventato ormai spesso un rito veloce, da fare al bancone tra un appuntamento di lavoro e l’altro. Ma in giro per lo stivale possiamo ancora rintracciare i caffè storici nei quali i più grandi intellettuali delle epoche passate hanno trascorso il loro tempo, sorseggiando una bevanda calda e, forse, creando alcune delle loro opere più note. Luoghi da visitare almeno una volta nella vita e dove soffermarsi rigorosamente seduti ad un tavolino, ad ingannare il tempo tra specchi, velluti e ambienti d’antan.

Caffè Florian – Venezia
Inaugurato il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante”, nel tempo è diventato semplicemente “Florian”, dal nome del suo proprietario. Vero e proprio simbolo della città lagunare, si trova sotto i portici delle Procuratie Nuove a Piazza San Marco. E’ il più antico caffè storico italiano ed è stato testimone nei secoli di mutamenti sociali, crisi e economiche ed eventi politici. Da qui sono passati personaggi illustri come Goldoni, Canaletto, Foscolo. Ma non solo. Le sale decorate da specchi, stucchi, velluti e boiserie di Florian hanno assistito ai corteggiamenti di Casanova ed erano frequentate da Rousseau e Lord Byron.

Caffè Greco – Roma
Aperto nel 1760 in Via dei Condotti, con le sue trecento opere esposte è oggi considerato come la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico al mondo. Caratterizzato da piccole salette e lunghi corridoi adibiti a pinacoteche, ha conservato tutto il suo fascino ottocentesco grazie agli arredi originali composti da tavolini in legno con piani in marmo, velluti e quadri. In questi ambienti, grandi pittori hanno trovato ispirazione per le loro opere più celebri, politici hanno discusso di alleanze e letterati e filosofi hanno scambiato idee. Qualche nome? Giorgio De Chirico, Giacomo Leopardi, Gabriele D’Annunzio, Antonio Canova, Arturo Toscanini, Renato Guttuso, Gioacchino Rossini, Alberto Moravia, ma anche Richard Wagner, Hans Christian Andersen, Thomas Mann, John Keats, Arthur Schopenhauer , Guillame Apollinaire, Orson Welles e persino Buffalo Bill.

Caffè Pedrocchi – Padova
Era detto “senza porte”, perché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione, nel 1831, fino al 1916. La sua creazione si deve ad Antonio Pedrocchi, caffettiere, citato da Stendhal ne “La certosa di Parma”. Situato in un imponente edificio neoclassico, il Caffè Pedrocchi divenne meta di intellettuali, letterati ed artisti. Tra i suoi avventori si ricordano Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Filippo Tommaso Marinetti, Stendhal e Alfred De Musset. Tra le tante curiosità legate al locale, la celebre stanza verde, dove gli studenti squattrinati potevano trascorrere del tempo a leggere e studiare senza che i camerieri venissero a chiedere l’ordinazione. Da qui il detto “restare al verde”.

Caffè Al Bicerin – Torino
Scaffalature per i confetti, bancone centrale in legno e i caratteristici tavolini tondi in marmo bianco. Questo locale pieno di storia è stato aperto nel lontano 1763 da Giuseppe Dentis come piccola bottega, di fronte al Santuario della Consolata. In seguito, venne trasformato nell’attuale elegante caffè su progetto dell’architetto Carlo Promis. Qui è nato il celebre “bicerin”, bevanda a base di caffè, cioccolato, latte e sciroppo diventata poi uno dei simboli di Torino e narrata persino da Alexandre Dumas, in uno dei suoi scritti. Ideale da gustare anche in tempo di digiuno quaresimale, perché considerata un “non cibo”, era amatissimo dal pubblico femminile che frequentava il locale. Il Caffè Al Bicerin ha nel tempo ospitato nomi illustri. Giacomo Puccini racconta nelle sue memorie quanto amasse le passeggiate verso il locale, che viene utilizzato anche da Umberto Eco come una delle ambientazioni del romanzo “Il Cimitero di Praga”. Wanda Osiris, frequentatrice della Consolata, passava spesso da “Bicerin”, così come fecero Guido Gozzano e Italo Calvino e, tempo prima, Camillo Benso Conte di Cavour.

Gran Caffè Gambrinus – Napoli
Si narra che seduto a uno dei tavoli del locale Gabriele D’Annunzio scrisse la poesia “‘A Vucchella”. Il Caffè Gambrinus è una istituzione del capoluogo partenopeo. Fondato nel 1860, negli anni della Belle Époque ha lanciato il celebre Cafè Chantant (detto anche Café-concert). Il locale deve la propria fama all’opera dei migliori pasticceri e gelatai arrivati da ogni parte d’Europa, il che gli procurò la benevolenza della famiglia reale, che lo nominò “Fornitor della Real Casa”. Tra gli ospiti illustri, si annoverano l’Imperatrice d’Austria Sissi, che degustò un ottimo gelato alla violetta, Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Jean-Paul Sartre, Benedetto Croce e Matilde Serao – che fondò il giornale “Il Mattino” seduta ai tavolini del caffè. Qui, nella seconda metà dell’Ottocento, è nata la pratica del caffè sospeso: lasciare un caffè pagato per chi non può permetterselo.

Photos via:
www.caffepedrocchi.it
www.anticocaffegreco.eu
www.caffeflorian.com
www.mole24.it
www.agrodolce.it
www.grancaffegambrinus.com
www.beniculturalionline.it
http://snowlpost.blogspot.com
https://get10things.com/rome

October 29, 2018