Canova, la follia di Ercole e il terrore di Lica

Antonio Canova,

Nel libro IX delle “Metamorfosi” di Ovidio, si narra l’episodio in cui Ercole, dopo aver indossato la camicia di Nesso, ignaro del sangue avvelenato di cui il Centauro suo nemico l’aveva intrisa, impazzisce per il dolore e assale il proprio compagno Lica, credendolo colpevole del tradimento.

Ovidio racconta che Ercole, con tutta la rabbia provocata dal male, grida a Lica: «Devo dunque a te questo mortale dono? Te dovrò incolpare per la mia morte?». Il poveretto trema e balbetta qualche parola, poi «cerca di abbracciargli le ginocchia. Ma Ercole lo ghermisce e, facendolo roteare più volte, lo saetta nel mare di Eubea con potenza maggiore di una fionda».

Canova fissò nel marmo quest’attimo di violenza mitologica.  E per farlo gli ci vollero circa vent’anni, perché l’opera, commissionatagli nel 1795 da Onorato Gaetani dei principi d’Aragona, fu completata solo nel 1815, a causa di continue interruzioni dovute soprattutto a motivi politici.

La magnifica statua è attualmente conservata nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

August 15, 2014

Canova, la follia di Ercole e il terrore di Lica

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