Attilio Mussino e il Pinocchio antitradizionalista

Attilio Mussino (Torino, 1878-Cuneo, 1954) era consapevole che stava per tralignare dalla tradizione iconografica di Pinocchio.

Una tradizione che, sebbene non lunghissima, si era comunque ben accasata nell’immaginario collettivo dei lettori del romanzo di Collodi. L’avevano stabilita i primi due illustratori delle avventure dell’eroe burattino: Enrico Mazzanti nel 1883 (prima edizione assoluta) e Carlo Chiostri nel 1901.

Il primo aveva fissato, «con disegni un po’ piatti e freddi», il «tipo burattinesco», come ebbe a dire lo scrittore fiorentino Piero Bargellini. Il secondo, «con illustrazioni più succose e garbate», aveva influenzato le successive generazioni di lettori.

Nel 1911 Mussino entrò a gamba tesa nel “piccolo mondo antico” dell’iconografia pinocchiesca. Gli fornì un’inattesa vivacità teatrale riempiendo le scene di personaggi rumorosi, sanguigni, burleschi, roboanti.

Il disegnatore, quasi implicitamente scusandosi di questo “tradimento”, nella prefazione all’edizione Bemporad da lui curata si rivolge ai suoi «piccoli critici» spiegando loro come l’editore fosse riuscito «a portare il burattino a casa mia» senza preavviso.

Quell’edizione divenne in poco tempo un classico ed è pubblicata ancora oggi.

October 3, 2014