Atlante Farnese, la fatica del dio ribelle

Il titano Atlante fu costretto da Zeus a «reggere le colonne immense / che sopportano la volta del cielo»: così Omero descrive il dio ribelle nel I libro dell’“Odissea”, punito con questa pesante pena per aver tentato l’assalto all’Olimpo: «Per duro fato Atlante sostiene l’amplissimo cielo […] / ritto col capo lo regge, con le infaticabili mani: / tale destino stabilì per lui l’assennato Cronìde» (Esiodo, “Teogonia”).

L’Atlante Farnese, custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha il collo piegato dall’inenarrabile fatica cui è eternamente sottoposto, ben descritta dai muscoli tesi del corpo. E il globo che sostiene è la più antica raffigurazione del cielo e delle sue costellazioni, ispirata molto probabilmente alle osservazioni di Ipparco di Nicea (II secolo a. C.), il più grande astronomo dell’antichità.

La statua in marmo, alta 185 centimetri, risale presumibilmente al II secolo a. C., e verosimilmente deriva da un originale più antico. Fa parte della “Collezione Farnese”, che raccoglie un insieme di sculture rinvenute a Roma, nelle Terme di Caracalla, nella metà del XVI secolo, e traslate a Napoli alla fine del XVIII perché ereditate dal re di Spagna Carlo III di Borbone, figlio dell’ultima discendente della schiatta Farnese, Elisabetta.

January 23, 2014

Atlante Farnese, la fatica del dio ribelle

Napoli
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